Il percorso

Le prime sale accolgono manufatti litici e marmorei di età romana, provenienti, probabilmente, dall’antica Hipponium, centro romano nei pressi di Mileto, e manufatti medioevali provenienti dall’ex abbazia benedettina della SS. Trinità e dalla Vecchia Cattedrale. Fra i manufatti di età normanna ascrivibili ai secoli XI e XII, sono da considerare davvero un unicum i frammenti delle vetrate della SS. Trinità ; ancora pregevole il corpus dei capitelli miletesi, che documentano la diffusione dei moduli della plastica pugliese, in stretta adesione alla linea che fa capo alla personalità artistica di Acceptus.


Il piano superiore ospita una ricca sezione di argenti - suppellettile ecclesiastica e statuaria - nonché parati sacri, sculture e dipinti, che raccontano la storia della città.
In particolar modo la scultura permette di seguire l’iter storico-artistico dall’età angioina all’età barocca. La documentazione trecentesca più interessante è costituita da ciò che resta dei monumentali sarcofagi Sanseverino-D’Aquino e dalla lastra tombale del Vescovo Fazzari . Opere tutte, attribuite ad un’unica personalità denominata “Maestro di Mileto”, per la presenza delle sue realizzazioni più notevoli proprio nella cittadina calabrese. La cultura dell’artista, se da un lato esprime e fonde elementi romanici, gotici e bizantini, dall’altro fa emergere linearismi e cadenze più specificamente gotiche, con una tecnica esecutiva simile a quella dei bassorilievi in avorio. Fra le ipotesi storico-critiche è stata, inoltre, individuata la diversità di fattura, nella realizzazione delle tre Virtù sottostanti il sarcofago Sanseverino , che sembrano preludere all’operato di più personalità in un unico orientamento stilistico. E’ difficile, comunque, ogni tentativo di inserimento in un ambito culturale o scuola o corrente artistica del tempo, pur se è importante segnalare l’appartenenza del “Maestro di Mileto” alla cultura calabra del Trecento, di cui ne accetta le innovazioni gotiche pur conservando e reagendo con la propria tradizione bizantina.

Seguono frammenti litici del Quattro e Cinquecento e due sculture -la Giustizia e la Carità- d’età tardo barocca di artista napoletano.
Attenzione particolare merita lo splendido Crocifisso in avorio di Alessandro Algardi , scultore di matrice classica fra i più importanti del Seicento romano, pervenuto a Mileto nel 1851 tramite il Vescovo Filippo Mincione. Il pregevole manufatto è stato considerato quale prototipo del Cristo “vivente” iconografia abbastanza nota in diverse collezioni e chiese d’Europa. Fra le opere pittoriche presenti nel Museo, alcuni dipinti provenienti dalla cattedrale, a testimoniare, da un lato ciò che resta delle opere precedenti il terremoto del 1783, (S. Nicola di Bari , sec. XVII dipinto su ardesia ) dall’altro l’emergere nell’ Ottocento di un pittore locale, Giuseppe Naso autore della bella Madonna della Pace . Le sezioni dedicate alla suppellettile ecclesiastica ed ai paramenti sacri, completano il panorama raffinato di una città nella quale hanno tradizionalmente convissuto aspetti di grande ricercatezza accanto a drammatiche realtà umane. Pur se molti manufatti sono andati perduti o dispersi, l’esposizione museale, conferisce a tutte le opere, la massima riconoscibilità storico-culturale in riferimento sia al contesto (la chiesa, la città, la sua storia) sia al significato culturale ed artistico in senso stretto.

Mileto piantaFrammenti vetrate SS.Trinita'Vescovo FazzariSarcofago SanseverinoLa GiustiziaLa Carita'Crocifisso AlgardiSan Nicola di BariMadonna della Pace